IN TERRE LONTANE di Walter Bonatti

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W. Bonatti è un personaggio che non ha bisogno di presentazioni: tutti sanno che negli anni Quaranta-Cinquanta egli ha compiuto le imprese alpinistiche più estremeW. Bonatti, In terre lontane per la sua epoca. Basti citare la sua importante e decisiva e per troppi anni tanto discussa partecipazione alla conquista del K2 (1954); la tragedia del Pilone Centrale sul Monte Bianco e la parete nord in solitaria e in pieno inverno del Cervino (1965).

Verso la metà degli anni Sessanta, Bonatti ha deciso di dare una svolta alla propria vita, lasciando l'attività di scalatore e dedicandosi ai grandi viaggi di esplorazione in terre remote e affascinanti del pianeta, ma sempre a stretto contatto con una natura grandiosa e affascinante, incontaminata, selvaggia e non ancora deturpata dallo sfruttamento della civiltà del progresso. Una natura, insomma, con cui l'uomo poteva vivere ancora in simbiosi.

Una avvincente lettura per chi ama l'avventura senza altri aggettivi, l'avventura non sponsorizzata a fini di business, l'avventura che è al tempo stesso amore e rispetto per la natura e i suoi abitatori (indigeni, orsi, tigri, bufali, leoni ecc.). Scrive l'autore nella premessa. "Nei grandi silenzi, nei grandi spazi, ho trovato una mia ragione d'essere, un modo di vivere a misura d'uomo".

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